L’avventura afgana di Danteero Boetti, personaggi dell’arte povera

Scritto da Clement Jess

Inserito oggi alle 12:49

Nella primavera del 1971 un artista italiano arriva a Kabul per alcuni mesi. Proveniente da una famiglia della buona società torinese, 30 anni, sta vivendo questo folle periodo in cui vede la radicalizzazione delle interazioni politiche – anche le sue forme più estreme con le Brigate Rosse – incrociarsi con sperimentazioni artistiche. Nonostante la sua giovinezza, Alighiero Boetti ha già fatto colpo. È legato a un movimento che passerà alla storia con il nome« arte povera » riunire artisti plastici che hanno una visione opposta della vittoriosa pop art americana e creare opere utilizzando i materiali “povero” Legno, ferro, tessuto, vetro…

Nonostante sia uno dei personaggi famosi, Boetti spicca davvero. Più romantico, più malinconico, più rambaldiano nel suo modo di sognare e di camminare nel mondo, e anche più pazzo. Kabul è una delle tappe “Il sentiero hippy”Questo percorso è stato tracciato dalla controcultura degli anni ’60, iniziata in Europa, attraverso Turchia, Iran, Afghanistan, Pakistan e poi India e Nepal, con le destinazioni finali di Kathmandu, Benares o Goa e il suo profumo allucinogeno.

Alighiero Boetti con il gufo di Rémé a Kabul, nel 1971.

Un percorso che nel tempo è diventato sempre più complesso, con guerre e instabilità politica che non si sono fermate fino a quando i talebani non hanno catturato Kabul il 15 agosto. Fotografie e opere dell’avventura afghana di Alighiero Boetti, in mostra dalla sede parigina della galleria italiana Tornabuoni Art fino al 22 dicembre, testimoniano un sogno artistico unico ma anche un mondo sommerso.

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mappe del mondo

Boetti tornò a Kabul alla fine del 1971, per poi tornare regolarmente negli anni successivi. In ognuno dei suoi numerosi soggiorni, invia lettere ai suoi parenti in Italia. Accumulare, fare affari. Gioca con la posizione dei francobolli sulle buste, crea composizioni originali.

Alla fine del 1971 nella capitale afghana viene aperto il One Hotel, uno dei rari casi di creazione di un hotel da parte di un artista. Lo ha usato come base, incontrando altri viaggiatori che venivano da tutto il paese per lavorare a Kabul. Ha affidato la gestione dell’albergo al giovane che lo ha stretto amicizia, e che avrà un ruolo importante nella realizzazione del suo lavoro più importante.

In Afghanistan, Alighiero Boetti scopre il lavoro dei ricami, custodi di saperi ancestrali. Viene chiesto loro di creare mappe del mondo, sulle quali ogni paese è disegnato con la sua bandiera. Può lasciare un vuoto a dittature, come la Libia di Gheddafi. Gioca con i sensi della lettura, gioca con la simmetria, per confondere lo sguardo, sviluppa composizioni complesse, come nei “tutu”, immagini panoramiche di figure spesso ritagliate dai giornali, mescolate e ricamate a colori vivaci.

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